Bonjour,
J'ai terminé un sujet d'expression d'écrite mais je me doute qu'il reste des fautes certainement lourdes :/ Quelqu'un accepterait-il d'y jeter un coup d’œil et de m'aider à relever les erreurs s'il-vous-plaît ?
Chi sono ? O piuttosto chi sono stata ? Una domanda molto banale, ma che non smise di tormentarmi mentre il taxi mi conduceva all’indirizzo indicato nelle ultime vestigia del mio passato: il mio passaporto. Ficcato dalla mia uscita dall’ospedale nella tasca ladra dei miei pantaloni, non potei fare a meno di afferrarlo di nuovo per sfogliarlo un’ultima volta. A caccia del minimo indice altro che il mio stato civile, che conoscevo ormai a menadito. Ma i miei sforzi restarono vani. Almeno potevo ritenermi felice di conoscere il mio nome e la mia età così come le mie origini. Dietro i vetri gocciolanti di pioggia mi abbandonai poi alla contemplazione delle strade di cui avevo calpestato il suolo tutta la mia vita. Le strade di Strasburgo, dove venni al mondo ventitré anni fa e dove abito ancora oggi. Ma quale storia, quale personalità si nascondevano dietro queste magre informazioni, lo scoprii solo a casa mia, nella mia camera. Il primo dettaglio che attirò la mia attenzione una volta che ebbi varcato la soglia di quello che potevo chiamare il mio antro, fu innegabilmente la grande quantità di libri sparsi un po’ dappertutto nella stanza. Ero allora molto probabilmente un topo di biblioteca ! Un colpo d’occhio sui titoli mi permisi di constatare che avevo un debole non solo per le lingue straniere, ma anche una grande passione per la fantascienza e la fantasy. Seduta dietro la scrivania, dove occupavo il mio tempo libero a studiare il tedesco nell’ambito d’una licence seguita a distanza, ritrovavo questa infatuazione in alcuni testi sparpagliati nel bel mezzo dei corsi. Queste bozze di storie scritte con una scrittura fitta che doveva certamente essere la mia non erano d’una qualità straordinaria, ma destarono in me una profonda emozione. Poiché erano le regione della mia immaginazione, dei miei sogni che stavo visitando tra queste righe. A mano a mano che proseguivo la mia lettura, ebbi l’impressione di ritrovarmi anzi ricordarmi un po’dei momenti passati à scrivere dopo degli interminabili giorni a lavorare come aiuto cucina. Almeno fu anche il caso qualche mese fa. Scoprii anche in seguito che un’ altra fonte di felicità per me erano le lunghe passeggiate nella natura. In foresta o in un parco, mi piaceva lasciare le mie pensieri volare fino alla cima degli alberi, sentire gli effluvi di linfa e d’erba bagnata dopo la pioggia. E mentre che risalivo il corso dei miei ricordi, sentii di colpo le mie palpebre divantare pensanti prima di lasciare il sonno sprofondarmi in un oceane di tenebre. In questo stesso oceane, dove da due mesi, attrezzata d’un guadino a pesca, tento di cattuare i frammenti d‘una storia che fu la mia prima di essere inghiottita per le onde della dimenticanza.
J'ai terminé un sujet d'expression d'écrite mais je me doute qu'il reste des fautes certainement lourdes :/ Quelqu'un accepterait-il d'y jeter un coup d’œil et de m'aider à relever les erreurs s'il-vous-plaît ?
Chi sono ? O piuttosto chi sono stata ? Una domanda molto banale, ma che non smise di tormentarmi mentre il taxi mi conduceva all’indirizzo indicato nelle ultime vestigia del mio passato: il mio passaporto. Ficcato dalla mia uscita dall’ospedale nella tasca ladra dei miei pantaloni, non potei fare a meno di afferrarlo di nuovo per sfogliarlo un’ultima volta. A caccia del minimo indice altro che il mio stato civile, che conoscevo ormai a menadito. Ma i miei sforzi restarono vani. Almeno potevo ritenermi felice di conoscere il mio nome e la mia età così come le mie origini. Dietro i vetri gocciolanti di pioggia mi abbandonai poi alla contemplazione delle strade di cui avevo calpestato il suolo tutta la mia vita. Le strade di Strasburgo, dove venni al mondo ventitré anni fa e dove abito ancora oggi. Ma quale storia, quale personalità si nascondevano dietro queste magre informazioni, lo scoprii solo a casa mia, nella mia camera. Il primo dettaglio che attirò la mia attenzione una volta che ebbi varcato la soglia di quello che potevo chiamare il mio antro, fu innegabilmente la grande quantità di libri sparsi un po’ dappertutto nella stanza. Ero allora molto probabilmente un topo di biblioteca ! Un colpo d’occhio sui titoli mi permisi di constatare che avevo un debole non solo per le lingue straniere, ma anche una grande passione per la fantascienza e la fantasy. Seduta dietro la scrivania, dove occupavo il mio tempo libero a studiare il tedesco nell’ambito d’una licence seguita a distanza, ritrovavo questa infatuazione in alcuni testi sparpagliati nel bel mezzo dei corsi. Queste bozze di storie scritte con una scrittura fitta che doveva certamente essere la mia non erano d’una qualità straordinaria, ma destarono in me una profonda emozione. Poiché erano le regione della mia immaginazione, dei miei sogni che stavo visitando tra queste righe. A mano a mano che proseguivo la mia lettura, ebbi l’impressione di ritrovarmi anzi ricordarmi un po’dei momenti passati à scrivere dopo degli interminabili giorni a lavorare come aiuto cucina. Almeno fu anche il caso qualche mese fa. Scoprii anche in seguito che un’ altra fonte di felicità per me erano le lunghe passeggiate nella natura. In foresta o in un parco, mi piaceva lasciare le mie pensieri volare fino alla cima degli alberi, sentire gli effluvi di linfa e d’erba bagnata dopo la pioggia. E mentre che risalivo il corso dei miei ricordi, sentii di colpo le mie palpebre divantare pensanti prima di lasciare il sonno sprofondarmi in un oceane di tenebre. In questo stesso oceane, dove da due mesi, attrezzata d’un guadino a pesca, tento di cattuare i frammenti d‘una storia che fu la mia prima di essere inghiottita per le onde della dimenticanza.



